Giuseppe Ungaretti nacque l’8 febbraio 1888 ad Alessandria d’Egitto, da genitori italiani originari della Lucchesia. Il padre morì quando lui era ancora bambino, e la madre si occupò di mandarlo a scuola al Collegio svizzero di Alessandria, dove ricevette una formazione multiculturale. Crescendo in Egitto, Ungaretti respirò un clima cosmopolita, tra culture orientali e occidentali, e sviluppò fin da giovane un forte interesse per la letteratura e la poesia.
Nel 1912 si trasferì a Parigi, dove frequentò ambienti culturali d’avanguardia e conobbe autori come Apollinaire, Gide e Picasso. Entrò in contatto con il simbolismo francese, il futurismo italiano e le nuove correnti poetiche europee.
Nel 1914 tornò in Italia e, allo scoppio della Prima guerra mondiale, si arruolò come volontario. L’esperienza della trincea fu fondamentale per la sua poesia: la morte, la fratellanza, l’orrore e la precarietà della vita diventarono temi centrali della sua produzione.
Dopo la guerra, Ungaretti visse tra Roma e il Brasile, dove insegnò letteratura italiana all’università di San Paolo. Tornò definitivamente in Italia negli anni Trenta, aderendo inizialmente al fascismo (che poi rinnegherà nel dopoguerra). Nel 1942 fu nominato professore di letteratura italiana all’Università di Roma La Sapienza, dove insegnò fino alla pensione.
Visse una vecchiaia segnata dal dolore: nel 1939 perse il figlio Antonietto, evento che influenzò profondamente la sua poesia.
Morì a Milano nel 1970, a 82 anni.
Pensiero poetico
✦ Ermetismo e parola essenziale
Ungaretti è uno dei principali rappresentanti dell’ermetismo, corrente che si sviluppa tra gli anni ’20 e ’40. L’ermetismo si caratterizza per una poesia concentrata, allusiva, simbolica, che cerca di esprimere l’indicibile attraverso pochi termini essenziali e un linguaggio spoglio. Per Ungaretti, la parola ha un valore sacro, deve essere scavata fino a diventare rivelazione. Ogni parola è scelta con cura, e il verso è ridotto all’osso: nasce così la sua poesia-frammento, fatta di silenzi, sospensioni e intuizioni improvvise.
✦ La guerra e la fragilità dell’uomo
L’esperienza della Grande Guerra è il trauma fondativo della sua poetica. Nella trincea, Ungaretti comprende quanto l’essere umano sia precario, solo, esposto alla morte, ma anche quanto ogni piccolo gesto (un attimo di pace, un’alba) possa assumere un valore immenso. La sua poesia non urla, ma sussurra: non è retorica, ma intima e tragica.
✦ Il ritorno alla tradizione e alla spiritualità
Dagli anni Trenta in poi, Ungaretti compie un progressivo ritorno alla tradizione, alla metrica classica e a una dimensione più meditativa e religiosa. La sua poesia diventa riflessione sulla storia, sulla fede, sul dolore universale. La parola resta centrale, ma si fa più ampia, più narrativa, talvolta biblica.
Le opere
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● Il porto sepolto (1916)
Prima raccolta poetica, scritta durante la guerra. Poesie brevissime, intense, spoglie, quasi aforistiche. Celebri componimenti:
– Veglia
– Fratelli
– San Martino del Carso
Qui nasce la poesia ermetica e la riflessione sulla fragilità dell’uomo.
● Allegria di naufragi / L’Allegria (1931)
Ampliamento de Il porto sepolto. Il titolo stesso è un ossimoro: “allegria” non come gioia spensierata, ma come scoperta della vita nel dolore. È la celebrazione della resistenza umana anche nella tragedia.
● Sentimento del tempo (1933)
Segna un cambiamento stilistico: i versi si allungano, tornano le forme classiche, i riferimenti alla cultura barocca e alla tradizione italiana. È una raccolta più filosofica, riflette sul tempo, sulla morte e su Dio.
● Il dolore (1947)
Scritto dopo la perdita del figlio Antonietto. È un’opera profondamente personale e lacerante, in cui Ungaretti canta il dolore privato che diventa dolore universale. In questo libro si sente la crisi della fede, della storia, dell’umanità.
● La terra promessa (1950)
Ultima grande opera. Ambiziosa e strutturata, è un poema lungo in cui Ungaretti riflette sul destino dell’uomo, ispirandosi all’epica classica e alla Bibbia. Il tono è solenne, ma sempre attraversato da un senso tragico della storia e dell’esistenza.


